Lumen 3 – suono buio sento

 Ha debuttato ieri al Teatro Arsenale, celebre centro dell’avanguardia teatrale milanese, “Lumen 3”, uno spettacolo che non è uno spettacolo in quanto lo spettatore non è più spettatore ma piuttosto uditore.  Immerso in un buio totale, lo “spettatore” non assiste più a una scena che si svolge davanti ai suoi occhi, fatta di scenografia e movimento di attori, ma viene circondato da stimoli acustici, bombardato di suoni e rumori che di volta in volta possono suggerire il fascino esotico dilumen3

una giungla tropicale o i canti rituali di qualche convento tibetano, ruggiti di animali feroci che si trasfondono in un rombo di tuono o in un aereo che decolla. Suoni elettronici e strumentali, squarci metallici, ostinati musicali, sovrapposti a una voce recitante che, in quattro movimenti, alternati da altrettante sperimentazioni con le percussioni, “narra” o semplicemente ripete come un mantra frasi cariche di sinestesie.                                                   lumen3ok arse

Perchè la stimolazione di quella che viene definita “un’opera multisensoriale” non si ferma al solo udito, ma tenta di coinvolgere anche l’olfatto, tramite erogatori di essenze posti all’ombra di grandi cactus-scultura in cartone opera degli innovativi designer di Designamente for Next materials.

cactus

Un’opera sperimentale, quindi, il cui fine è sostanzialmente abbattere l’azione scenica perchè sia il pubblico a immaginarne una , a costruirsi la propria personale azione scenica tramite stimoli tesi a riprendere contatto con sensi sottovalutati e a tratti dimenticati, in un’epoca fortemente visuale e totalmente dipendente dalla sovraesposizione quasi pornografica all’immagine. Persa per un istante la supremazia della vista (quasi per contrappasso visto che il lumen che dà il titolo all’opera è l’unità di misura del flusso luminoso), suoni e odori dovrebbero (in teoria) attingere a nostre memorie ancestrali, echi lontani del proprio vissuto che, riaffiorando, dovrebbero indurci a immaginare o semplicemente “ric-cor-dare”, cioè “ridonare al nostro cuore” (come sottolinea Walter Prati, regista musicale del progetto).

Il condizionale è d’obbligo perchè (forse a causa di una posizione infelice nelle ultime file del pubblico) io non ho sentito nessuna essenza nell’aria, salvo il profumo decadente di crisantemi che riusciva a farmi ambientare il tutto solo nei colombari di un cimitero.  Infine l’essere totalmente immersi nel suono, aggrediti dal rumore, storditi da impulsi fini a se stessi magari risveglia in noi sinapsi in disuso, ma solo per richiamare immagini che si sovrappongono e si confondono senza dare un reale spessore emotivo a quello che crediamo di “creare”, lasciandoci con la sensazione non tanto di aver partecipato a un evento teatrale d’avanguardia quanto piuttosto a un autocompiaciuto momento di “disgregazione”.

Peccato. Esperimento non riuscito.

Credits:

http://www.teatroarsenale.it/

http://www.youtube.com/watch?v=LXq-mz69PpY&noredirect=1

http://www.nextmaterials.it/

http://shop.filtrinext.it/

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