Frateme – Illecite//Visioni @teatro filodrammatici

Al via ieri sera al Teatro Filodrammatici la seconda edizione della rassagna di teatro LGBT “Illecite//Visioni”. Provocatoria ed evocativa già nel titolo, ha debuttato con uno spettacolo assolutamente originale.

immagine festival - ph. Patrick MettrauxLontano da qualsiasi stereotipo macchettistico che vede l’omosessualità sempre raccontata attraverso una cornice di lustrini e paillettes, o collocato in redazioni di moda popolate di checche azzimate, “Frateme” , scritto e diretto da Benedetto Sicca, racconta con amara ironia e potente senso del tragico la storia dei tre fratelli Piscopo: appartanenti alla piccola borghesia di una Napoli assediata dalla spazzatura e avvelenata dalle esalazioni della camorra sono molto diversi da loro. L’unica cosa che veramente li accomuna è che sono tutti e tre gay, anche se ognuno di loro in modo diverso, “con diversi gradi di autocoscienza e diversi modi di relazionarsi con la società”.

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C’è Primo, il più grande, vitale e feroce che vive liberamente la sua omosessualità tanto da sedurre il suo compassato psicanalista, e ci sono i due gemelli Secondo e Seconda. Il primo di professione fa il fantino ed è ossessionato dal ricordo del suo amore perduto, stritolato in una spirale di decadenza psichica va in cerca di un improbabile riscatto emotivo attraverso l’affetto che prova per il collega Antonio, detto Frateme, volgare e borioso; la seconda innamorata dell’anziana insegnante di inglese, inconsapevole via di fuga a un’esistenza di infelicità e oppressione. Su di loro incombe la figura ingombrante e allo stesso tempo debole della madre, e quella invisibile ma permeante e ancora più minacciosa di padre-padrone.frateme

In questa Napoli che ha dimenticato tanto la solarità di Totò che di De Filippo, si snoda una “Gomorra” in chiave gay livida e marziale, tra bisogno di evasione e perenne senso di soffocamento in un intreccio di relazioni familiari che diventano catene invisibili, legami di sangue. Un  clan quasi mafioso di non-detto e omertà, rancori e amori viscerali dove trovare spazio per una propria equilibrata emotività sembra un’impresa impossibile.

Malgrado gli sforzi di un cast di ottimo livello, tuttavia, l’atto unico di Benedetto Sicca stenta a decollare. Notevole la caratterizzazione psicologica dei personaggi e di forte impatto il delinearsi durante tutta la rappresentazione di una “napoletanità” preziosa e grezza insieme, come una scultura appena sbozzata, ma nel complesso sbagliate alcune scelte registiche, piatto il disegno-luci, fuori luogo la scenografia minimal di sgabelli e tavoli in metallo montati su binari incassati nel palco. Gli spunti comici, infine, potevano strappare un sorriso ma avevano la tendenza a rallentare più che alleggerire il dipanarsi di quello che, di fatto, è un dramma che dovrebbe martellare il pubblico a suon di pugni nello stomaco.

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