Enrico IV al Teatro Litta

Sono appena stato a vedere Enrico IV di Pirandello in scena al Teatro Litta di Milano fino al 16 febbraio.

Non mi dilungherò tessendo le lodi sperticate dello spettacolo. A quelle ci hanno già pensato giornalisti ben più esperti del sottoscritto in recensioni decisamente più accreditate. Lodi meritatissime e del tutto condivisibili, per altro.                                                                                                                                                        

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Quello su cui voglio soffermarmi è infatti un aspetto poco sottolineato di questo Enrico IV: la cura del dettaglio. Soprattutto in un epoca come la nostra dove lo skill commerciale, la necessità di “vendere” (anche a teatro), o il sentirsi costretti dai limiti imposti da un sempre più pervasivo “low budget” talvolta finiscono con lo schiacciare l’aspetto qualitativo di un’opera. Ma non è stato questo il caso. Grazie a un cast di giovani ma ugualmente talentuosi attori, alla scelta di una scenografia dal notevole impatto visivo, a costumi dove è stato piacevole riscoprire un certo gusto sartoriale troppo spesso dimenticato in teatro, il giovane regista Alberto Oliva ci restituisce un Enrico IV assolutamente calato nel solco della tradizione, ma con scelte registiche originali, alcune funzionali al coup-de-theatre finale. La poetica pirandelliana è infatti rispettata ed enfatizzata in tutti i suoi aspetti salienti (il tema della follia, l’apparire contrapposto all’essere, la lotta con le convenzioni sociali perennemente votata allo scacco, la decadenza morale della borghesia), ma tre elementi danno una inedita mobilità al tutto: l’uso di maschere (maschere vere, non solo ideali) dietro alle quali, come avvoltoi morbosi, i personaggi dileggiano la carcassa annichilita del povero “imperatore” che conduce la sua vita da alienato fuori dal tempo e fuori dallo spazio, e che  donano una inaspettata plasticità all’interpretazione; la riscoperta del metateatro, per cui l’improvvisamente rinsavito protagonista riemerge e ci deride dalle quinte seduto su poltroncine rosse ribaltando la percezione del pubblico; il monologo di Enrico, pazzo tra migliaia di altri pazzi, è un j’accuse indirizzato direttamente alla platea.

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Inchiodato alla sua stessa finzione, abbandonato per comodità alla sua condizione di malato mentale, impossibilitato ormai a “deludere tutti” rivelando di essere guarito dal trauma che l’ha colpito durante la ferale cavalcata in costume, Enrico ha come unico vantaggio di questa condizione di finto pazzo, circondato da una perenne messinscena esistenziale, di poter dire sempre quello che sente, libero dalle convenzioni imposte alla e dalla presunta sanità mentale, ma allo stesso tempo schiavo di una ricerca di se stesso che non si traduce altro che in un infinito inganno da cui, anche nella rivelazione finale, sarà impossibile affrancarsi. Servi come ruffiani prezzolati in abiti medievali, infermieri di un tragico “malato immaginario”, amici fasulli armati di “buone intenzioni”, che ammantano dietro un alone di paternalistico assistenzialismo tutta la loro curiosa morbosità. Sono loro i burattini nelle mani del grande burattinaio Enrico, oppure è lui il pupazzo ora sballotato, ora imprigionato dai capricci delle loro meschine aspettative?

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La risposta non conta. Quello che resta, infatti,  è che Alberto Oliva ci restituisce un personaggio a tutto tondo, che sublima la sua condizione di “piccolo borghese del Novecento fino alle altezze di un personaggio da tragedia greca”. L’inganno diventa l’unica verità, il sogno si sfilaccia e lascia intravedere (forse) la trama di una qualche realtà. Questo Enrico IV è in definitiva una storia di emarginazione, di solitudine, di abbandono, di sadica vendetta, di catarsi a metà e allo stesso tempo empatia. La nostra. Per una condizione che in qualche modo ci appartiene, nostro malgrado. In questo sta la sua schiacciante modernità. E quel che conta di questa versione è che Pirandello ne sarebbe stato certamente soddisfatto.

dal 21 gennaio al 16 febbraio
produzione: LITTA_produzioni / Il Contato / Teatro Giacosa di Ivrea – ENRICO IV – di: Luigi Pirandello – regia: Alberto Oliva – con: Mino Manni e con Davide Lorenzo Palla, Giancarlo Latina, Daniele Nutolo e Sonia Burgarello – foto di scena e immagini scenografia: Valentina Bianchi – musiche originali: Bruno Coli

Credits:

http://www.teatrolitta.it/teatro-spettacoli-teatrali/stagione-13-14/enrico-iv-402.html

http://guidaxg.wordpress.com/2014/02/02/enrico-iv-al-teatro-litta/

http://www.ilgiornaleoff.it/le-maschere-di-alberto-oliva-per-lenrico-iv/

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