Jamaica One Love

Lo so. Ho latitato un po’. Mesi e mesi durante i quali il Culto della Bellezza è rimasto abbandonato a se stesso, in un oblio virtuale che forse non si meritava. Mettiamola così, è stata una stagione estiva a caccia di materiali e spunti interessanti per una nuova sfilza di post forse non aggiornatissimi come tempi, ma ricchissimi di contenuti ficcanti.

Ma comunque inutile stare a tirarla per le lunghe, giustificarsi non serve. Primo perché alla maggior parte di voi non gliene fregherà una beata mazza di cosa ho fatto dall’ultimo post sul blog a oggi (e giustamente), secondo (last but not least) perché come mi ha suggerito una persona saggia “fregatene. Scrivi quando ti va”. E ora mi va.

La formula rimane la stessa. Se possibile spero di abbracciare un nuovo stile, meno didascalico e più colloquiale, meno prolisso e più sintetico (ehm…no…la sintesi ce la siamo già giocata un paio di paragrafi fa).

Rientro quindi col botto perché, come molti di voi, che mi conoscono non come l’Esteta ma come Leonardo, sapranno, di recente ho fatto un viaggio ficherrimo in Giamaica con i miei amici dell’agenzia di viaggi Sotto la Palma (di cui abbiamo una diapositiva)…

sottolapalmajam 

…quelli con cui sono stato alla B.I.T. la scorsa stagione (se non sapete cos’è la trovate qui)…

A proposito della Giamaica, non intendo star lì a menarla coi soliti cliché da turista di cui sono pieni i blog di veri viaggiatori e cataloghi dei tour operator (gangia, big bamboo, Appleton rum, mare cristallino, Bob Marley, le cascate di Ocho Rios bla bla bla e tutto il repertorio), ma spero di far cosa gradita a chi voglia avventurarsi in questo pezzo d’Africa, incagliato nel mezzo del Mar dei Caraibi, dando tre consigli pratici su cosa fare, che mangiare e dove bere. 
Premetto che il nostro resort in perfetto stile coloniale si trovava nella celebre località turistica di Negril, sonnacchioso ma ugualmente vivacissimo sobborgo sulla costa occidentale, adagiato nella sua sfilata di alberghi di lusso e ville con piscina ammantate di palme e buganvillee e grandi club per nudisti (mai sentito parlare di Hedonism II?…) sulla paradisiaca Seven Miles Beach (fino agli anni ’80-‘90 annoverata tra le dieci più belle spiagge del mondo).  Per cui il punto di partenza per i consigli che seguono non può che essere questa cittadina.

 

  YS FALLS

Se volete sfuggire alla calca delle già citate Ocho Rios, meta decisamente mainstream (sicuramente bellissima) per “intrepide” matrone con calzari di gomma antiscivolo, ma non volete rinunciare a risalire le cascate e magari gettarvici dentro appesi a una corda, vi consiglio le più piccole e meno battute YS Falls. Situate nella contea di Cornwall, nel bel mezzo del verde più accecante che vi possa venire in mente, queste cascate sono un’attrazione naturalistica aperta al pubblico dal 1992, a circa un’ora e mezza di viaggio (e sperate di avere un veicolo dotato di buone sospensioni) da Negril, nel sud-ovest dell’isola. Mentre risalite, adorabilmente ridicoli in costumone floreale e scarponcini da trekking, su per una scalinata di roccia immersa tra ibiscos, mangrovie secolari e giganteschi  alberi di lime, osservate la grazia e la sensualità dei vostri accompagnatori, fisici tirati come pelli di tamburo e agili come gazzelle a piedi nudi su per le rapide, saltellano controcorrente come salmoni norvegesi. Uno stato di grazia in cui non arrivereste mai, nemmeno dopo un anno di workout a suon di calci-in-culo con Jessie Pavalka in persona. Vi portano in cima e poi… vi fanno lanciare con una fune nello specchio d’acqua gelida sotto di voi. Una vera catarsi. Per una modica mancia del tutto discrezionale, i ragazzi di cui sopra vi fanno quintalate di foto e filmini con il vostro iPhone in bilico sulle rocce con una perizia e un savoir faire che neanche il figlio segreto di Demarchelier e Federica Pellegrini (perché? Voi non volete uno shooting che vi immortali mentre precipitate in acqua con la leggiadria di Nadia Rinaldi in una puntata vip di Giochi senza frontiere reloaded?…)

Ma niente paura, per riprendervi dallo sforzo che vi a ha trasformato da bradipi da spiaggia in magnifiche creature acquatiche, ecco che a valle delle cascate i gestori del parco hanno pensato bene di allestire un’area relax e ristoro degna di un lodge a cinque a stelle, con piscina naturale col fondale a ghiaia di argilla che solo per i bagnini di due metri a torso nudo con catenone d’oro da gangsta (forse lo useranno come salvagente?…) vale la visita.

Se poi vi sentite ancora in mood  Donnavventura, dopo un breve tragitto in auto passando sotto la suggestiva volta verdeggiante del Bamboo Avenue, potrete facilmente raggiungere il Black River dove è un must fare il safari fluviale tra i coccodrilli. E quando la guida vi proporrà di nutrire le adorate bestiole che faranno ressa intorno alla barca in cerca di cibo, potrete sempre buttare di sotto la lardosa americana di turno che si è immeritatamente comprata il “cioccolatino” che vi piace tanto a suon di cene e promesse di matrimonio.

                Italian Cafè

Lo so, non si va all’estero, tanto meno ai Caraibi, per andare in un locale nel cui nome compare il suffisso Ita… a qualunque titolo. In effetti è vero, ma Italian Cafè è diverso. Perché gestito da Kenny, simpaticissimo ragazzone del luogo, sposato a una italica donna manager, che si è fatto le ossa in cucina (e ha imparato un ottimo italiano) in provincia di Udine durante la sua cattività friulana. E quando vi viene incontro e vi accoglie nel suo locale dal perfetto stile giamaicano, ma con un tocco minimal europeo moderatamente posh, in camicia Burberry e mocassini Prada d’annata, vi sentite subito un po’ in via della Spiga (ma con il valore aggiunto di avere la pelle che profuma di doposole al burro di cocco di fattura locale, e che la gente intorno a voi sorride e non pare abbia una scopa nel culo).

La cucina non tradisce le aspettative. Un perfetto quanto inaspettato fusion Italian-caraibico. Da provare assolutamente l’aragosta. Non sarà “cheap”  come a Santo Domingo (ma a questo punto vi dovreste essere resi conto che, pur non essendo St. Barthes, su quest’isola non è che proprio la roba ve la tirano dietro!) ma la presentazione e la preparazione soddisferanno anche i palati gourmé più esigenti (e poi, diciamocela tutta, andate avanti con petti di pollo cotti nel cartoccio della Buitoni tutto l’anno, non mi pare il momento di improvvisarsi Fiammetta Fadda, suvvia).  Tra i dolci, se non avete voglia di torte a tre piani belle cioccolatose, vi consiglio la cheescake alla carota. E se poi proprio sentite nostalgia di casa, le pizze sono di tutto rispetto. Sottili e croccanti, ma enormi e già tagliate a fette quando vi vengono servite!  Infine Kenny ha un’area lounge che “ci sta dentro”. Ottima musica, ottimi alcolici e ottimi drink. Il cocktail martini forse era un po’ annacquato e per un attimo stavo per  esorcizzarlo quando l’ho visto mettermi i cubetti di ghiaccio nella coppa…ma, ripeto, non state lì a fare tanto gli schizzinosi che dopo qualche giorno a improponibili Pine Colade e Vodka (da discount) Orange (ottenuto mischiando olio di sansa con la tintura per capelli di Rita Pavone) dell’all inclusive del vostro resort, datemi retta che vi sembrerà di essere alla finale di “Cocktail’s got Talent” (se no potete ripiegare sempre sui soliti shottini di rum che sono buoni ed economici e vi passa la paura).

martini   lobster

 

                Enjoy The Vibes

…che poi è anche la frase che sentirete più spesso, dopo “Catamar-gangia-big bamboo” (che sono le offerte di quei bazar con le gambe che sono i beach boys a Negril) e “Jamaica One Love” . Quanto meno è il mood della vostra vacanza. E non a caso è anche un piccolo bar di assi di legno dipinte di giallo e rosso con una tettoia di foglie di palma. Un piccolo rifugio, proprio sulla spiaggia bianchissima della Seven Miles Beach,  per due cervelli in fuga dall’Italia. Giorgio, un varesino alto e ricciolo, e Pasquale , un rasta napoletano con il pallino della cucina. Bravissimi ad accogliervi, gestirsi nel viavai di beach boys e vagabondi di varia natura che fanno su e giù per la spiaggia chi ridendo, chi smascellando, chi spacciando, chi vendendo braccialetti, chi facendo tutte e quattro le cose (ma fanno tanto colore), e rifocillarvi anche (come nel nostro caso) nel bel mezzo di un temporale tropicale. Sul menù specialità italiane con un tocco esotico, l’immancabile aragosta, e ancora bonghetti e cirum (visti per la prima volta dal sottoscritto che inizialmente pensava fossero un’ampolla per l’olio di design e una vuvuzela rudimentale). Vi consiglio, tra un tiro e l’altro, anche un sorso dell’ottimo Mojito di Giorgio (e per quelli che fanno gli snob chiosando con uno sdegnoso “e che ci vuole a fare un Mojito”… pregasi leggere sopra).

Per gli amanti della tecnologia, telecamera puntata sul mare di fronte che proietta live sulla loro pagina cosa succede sul lungomare di Negril, connessione wifi gratuita, postazioni da cui scaricare musica e la possibilità di monopolizzare la line-up con la vostra playlist personale salendo direttamente in “consolle” armati della vostra chiavetta o del vostro smartphone (ps: la ridondanza anglofona è voluta).  Per cui non avete più scuse. E non vi resta che godervi le vibrazioni.

 jamaica

Questo piccolo excursus di esperienze da fare nella magica isola di Bob (Marley ovviamente) si conclude qui. Isola fascinosa quanto ricca di contraddizioni e logiche a noi potenzialmente incomprensibili, ma dove la parola d’ordine è relax relax e ancora relax.  Tra l’altro sono rimasto entro le tre cartelle. Non succedeva dai pensierini della prima elementare. Un plauso per me e per il mio ritrovato dono della sintesi. E a voi non resta che fare le valigie…

 

Credits:

http://ysfalls.com/

http://it.wikipedia.org/wiki/Negril

https://www.facebook.com/italiancafejamaica

https://www.facebook.com/pages/Enjoy-The-Vibes/301533219883098?fref=ts

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