Il giardino dei Ciliegi @ Teatro Filodrammatici

Il cechoviano Giardino dei ciliegi ha aperto col botto la nuova stagione del Filodrammatici. E’ ancora in scena fino a domenica, quindi avete ancora un weekend per approfittarne e non perderlo.

giardino-ciliegi-sitoE’ da vedere perchè gli attori sono giovani, sono bravi e sono riusciti nella difficile impresa di riproporre (attualizzandolo) un classico del celebre quanto potenzialmente soporifero drammaturgo russo senza mai e dico mai farmi sbadigliare. E dato che la mia capacità di rimanere vigile di fronte a “polpettoni” tardo-zaristi è al di sotto della media anche della platea più narcolettica, direi che posso considerarmi una buona cartina tornasole, capace di dimostrare quanto l’interpretazione dell’affiatata ditta Buffonini-Burgarello-Drago-Lamantia-Latina-Rausa-Salmetti-Stara-Di Virgilio nei panni di Ljuba Andreevna Ranevskaja & family, la produzione dell’Associazione Teatro Ma, e la regia misurata a tratti stilizzata ma dirompente di Benedetto Sicca, cadenzata dall’accompagnamento a volte struggente, a volte tragicomico di un violoncello, abbiano saputo rendere pienamente godibile e vivo il difficile testo dell’autore di Taganrog.

Giardino dei ciliegi al Filodrammatici foto di F.Renda

Il giardino dei ciliegi di Sicca diventa un reticolo di nastri elastici bianchi, polverosi, tesi, pronti a saltare. Tensioni esistenziali, rapporti familiari e umani sull’orlo del collasso, incomunicabilità tra classi sociali nel naturale avvicendarsi di un’aristocrazia apatica e in declino e un proletariato rurale arricchito e arrivista.

Incastrati in questa (ir)realtà, i personaggi di Cechov sono perfettamente caratterizzati: una vecchia generazione generosa fino alla prodigalità, sdegnosa fino alla superbia incapace di rendersi conto dell’inarrestabile debacle del suo mondo, giovani donne senza un futuro e senza la voglia di crearsene uno, parvenu rapaci a caccia di riscatto, intellettuali rammollitti che celano dietro una maschera di devozione e superiorità un vuoto pneumatico dell’esistere difficilmente colmabile. La compagnia del Teatro Ma confeziona così uno spettacolo corale e ben orchestrato, un improbabile dialogo tra sordi che, soprattutto nella sovrapposizione di piani tra persone e personaggi, attori e ruoli, realtà e finzione, fino a che l’azione deborda oltre i confini stessi del palcoscenico per insinuarsi in quel mondo-di-fuori che è la platea, sembra mettere in scena la crisi di identità e valori della società contemporanea.

Una società di povere macchiette che arrivano talvolta a rinunciare a ciò che hanno di più caro, al proprio giardino-dei-ciliegi interiore, pur di continuare a ostentare l’immagine che il mondo ha di loro stesse.

http://www.teatrofilodrammatici.eu/

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