Sogno (o forse no)

Al Litta va in scena  fino al 20 novembre un inedito Pirandello che scimmiotta Tarantino e Kubrick. Sogno (ma forse no) , il testo più onirico, più freudiano dell’autore siciliano, per la regia a tratti inesistente a tratti imbarazzante di Antonio Syxty, si dipana…anzi, arranca per un’oretta di tedio e omaggi del tutto inutili a  Kill Bill e Eyes Wide Shut, in una foresta di abat-jour e cascate di voile mosse dal vento. Una pièce potenzialmente affascinante si ritrova ingessata in  balletti appena accennati, declamazioni finto-auliche ai limiti del grottesco, in una recitazione da belle statuine in un interno retrò.

Caterina Bajetta (vestita prima in tutina gialla e armata di katana, poi in abito da sera e maschera;  ma quelle che dovevano essere delle citazioni hollywoodiane sono talmente fini a se stesse e sganciate dal testo da denotare soltanto un’assoluta mancanza di idee) tenta di fluttuare perennemente a passo di danza nel ruolo della giovane signora addormentata che vive l’incubo (sempre troppo lungo ahimè per il pubblico, nonostante la brevità del testo) del confronto con il nuovo amante squattrinato (l’uomo-in-frac), geloso del suo ritorno di fiamma con il precedente amante tornato in città ricco sfondato, fino al drammatico (ma forse no, solo ridicolo) epilogo dello strangolamento di otelliana memoria.

 

Gaetano Callegaro è l’uomo-in-frac fosco e ridanciano (ma forse no… Direi solo risibile) nel sogno, che diventa ossequioso e deferente durante la “veglia” (chissà se a quel punto c’era ancora qualcuno sveglio in sala?…). Almeno dovrebbe, perchè rimane fisso nella sua gestualità (forse volutamente?o forse no?…) imbalsamata, statica e stitica.

Tra loro la presenza inquietante del vezzo-di-perle, il monile che la capricciosa signora vuole ricevere in dono e che il nostro uomo-in-frac vorrebbe acquistare dopo essersi indebitato al tavolo da gioco, ma che arriva in regalo alla protagonista, appena risvegliatasi dal sogno, da parte del vecchio amante tornato in auge.

Sopra di loro, ancora più inquietante, incombe la voce fuori campo che ci racconta tutte, ma proprio tutte le note drammaturgiche, le disposizioni riguardo alla scenografia e gli “a parte” di Pirandello. Testo molto bello, per carità, ma avremmo voluto vederlo non sentirlo! Tanto più che delle indicazioni dell’autore su espressioni del volto, movimenti dei personaggi, collocazioni delle luci né il regista, né gli attori sono stati in grado di farcene vedere neanche una!

Il Pirandello d’avanguardia di Syxty è una cappa di inquietudini mal interpretate, banalità e noia. Ok dai. Ci siamo svegliati…. E’ stato solo un brutto sogno…

 

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