Swan Lake

Ieri sono finalmente riuscito a vedere l’ormai celeberrimo Swan Lake di Matthew Bourne agli Arcimboldi. Con un ritardo di una settimana perchè il debutto e la prima replica della settimana scorsa sono stati annullati in quanto, pare, che il bastimento che trasportava le faraoniche scenografie dall’Australia fosse in balia delle onde da qualche parte nel Mediterraneo.

Ma lo spettacolo è assolutamente valso l’attesa. Se da anni il Lago dei Cigni contemporaneo del coreografo inglese macina grandi successi di pubblico e critica da Londra a Broadway passando per gli altri quattro angoli del globo, se da quando ha esordito nel 1995 riceve commenti entusiasti sui giornali un motivo ci dovrà pur essere. E non è perchè tutti hanno completamente perso il senso del gusto, ma perchè certe critiche trionfanti se le merita tutte.

Il lago dei cigni di Bourne, sulle musiche originali di Ciajkoviskij, è la storia di un ragazzo che si sente a disagio nella sua stessa pelle, un principe asfissiato dalla rigida etichetta di una corte ipocrita e parassitaria, dalle trame di palazzo che si tessono alle sue spalle, in perenne conflitto con una madre algida e anaffettiva (con lui, perchè si sa sciogliere non appena ha per le mani qualche rampante bellimbusto) di cui elemosina in continuazione l’amore e la comprensione.

Una sera, passeggiando ubriaco per un parco dopo una notte turbolenta in un locale equivoco di Soho, incontra quello che sarà destinato ad essere il suo grande amore, per quanto impossibile: il Cigno. Ma anche tra le braccia (anzi tra le ali)del Cigno non sarà al sicuro, perchè si ritroverà vittima della gelosia feroce degli altri cigni che troveranno inammissibile che il loro leader possa innamorarsi di un umano.

La grande rivoluzione di Bourne che ha reso questo Swan Lake famoso in tutto il mondo è ovviamente la scelta di un ensamble tutta maschile per interpretare i cigni: alla fragile Odette si sostituisce infatti un uomo misterioso e volitivo, alle ballerine tutte punte e tutù un corpo di ballo di soli danzatori abbigliati solo della loro fisicità forte e degli ormai classici pantaloncini di piume resi celebri dall’ultima scena del film Billy Elliot, in cui Adam Cooper (Cigno favorito di Bourne) interpreta Billy ormai adulto divenuto una grande etoile. La scelta di far interpretare i cigni da soli uomini si inserisce perfettamente nella poetica di Bourne che vede in essi la muscolatura e la potenza espressiva adatte per rappresentare l’apertura alare, ma anche la territoriale aggressività e il forte senso di indipendenza di queste creature.

 

Tuttavia proprio il tema centrale dell’amore omosessuale del principe per il Cigno, per quanto possa sembrare la più originale e trasgressiva, è la chiave di lettura forse più riduttiva. In Swan Lake c’è anche una satira feroce della monarchia britannica, dei suoi giochi di potere, delle ipocrisie che si celano tra i membri della famiglia reale e della loro corte; un approfondimento psicologico del complesso a tratti distruttivo rapporto tra madre e figlio; il bisogno spasmodico di trovare una propria dimensione, sentirsi accettati e amati per quello che si è (la scena del principe deriso dagli ospiti a una festa dopo un passo a due con il “cigno nero” è di cogente attualità), il bisogno del riscatto attraverso l’amore (per quanto lo stesso Cigno subirà la crudele ritorsione degli altri cigni per aver sovvertito le regole sociali)… In definitiva il Cigno oltre ad essere il grande amore del principe è soprattutto il suo alter ego, l’uomo libero e sicuro di se che lui vorrebbe essere ma non sarà mai in grado di diventare.

Si ride e si piange, con Swan Lake, l’ironia e la comicità si innestano perfettamente nella tragedia ciajkoviskjana. Con qualche imperfezione nelle coreografie, soprattutto quelle di gruppo (che saltano all’occhio anche di un neofita come me). Ma alla fine di fronte a queste sbavature l’unica cosa che viene da dire è “chissenefrega”! Noi figli catodici di Alessandra Celentano viviamo, infatti, un rapporto deviato con la danza classica, quell’ossessione della perfezione che aveva già portato a morte sul grande schermo Nathalie Portman ammantata di piume corvine. Ma di fronte al dramma della passione, al dramma di chi combatte da solo per trovarsi un posto nel mondo ed essere finalmente libero di amare e di essere se stesso fino in fondo non c’è posto per la perfezione. Ma solo per la Bellezza.

 

Credits:

http://teatroarcimboldi.it/event.php?id=474

 

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