Armani/Silos

Questo weekend si è chiuso Expo 2015 e con esso anche il suo “corollario urbano”, Expo in città, che per sei mesi ha animato Milano di tanti eventi collaterali, legati direttamente al cibo e non.

Uno dei luoghi d’elezione di Expo in città è stato sicuramente il quartiere Tortona. Il vibrante coacervo di creatività e innovazione dietro la stazione di Porta Genova, esaurito un po’ il suo potenziale “architettonic-cool” in tempo di Fuorisalone (ormai scalzato dal luogo trendy per eccellenza durante la fiera del mobile, la zona di via Ventura a Lambrate) ha saputo reinventarsi, infatti, in questa fase  come piccola mecca cittadina per amanti di cultura, stile e design grazie all’apertura del Mudec, mitico Museo delle culture che ha trovato la sua collocazione negli spazi ex-Ansaldo, e grazie all’inaugurazione, lo scorso 30 aprile, di Armani/Silos, spazio espositivo, un po’ museo un po’ mausoleo, dedicato a quarant’anni di carriera e di arte sartoriale dell’intramontabile Re Giorgio.

E fedele al detto dulcis in fundo, il bello è arrivato proprio in questo weekend di fine Expo, quando l’appena inaugurata (e gratis fino ad agosto) Collezione Permanente del Mudec, insieme all’apertura straordinaria libera per tutti del già citato Armani/Silos hanno attirato in Tortona un bel movimento di trend setter, cool-addicted e semplici curiosi.


 E la visita al grande museo Armani, ricavato in un silos dismesso in via Bergognone, di fronte alla storica sede amministrativa della griffe, non ha deluso le aspettative. Una vera full immersion in quarant’anni di storia della moda italiana. Non solo perché espone in maniera ragionata e inedita, collezione dopo collezione, tutta la genialità di uno dei più grandi stilisti del nostro made in Italy, ma anche perché eleva una volta per tutte la moda (per molti frivola appendice del nostro tempo) al rango di vera e propria produzione artistica. Attraverso i capi haute-couture delle collezioni “Privé” e soprattutto attraverso il vastissimo campionario di prèt-a-porter, si animano e sfilano davanti al visitatore quattro decadi di storia del costume, di piccole grandi rivoluzioni dello stile, in un’esposizione sviluppata su quattro piani di tessuti preziosi sapientemente abbinati, di ricami e dettagli di alta sartoria, di pezzi iconici.


Punto di forza sicuramente anche l’archivio digitale, superelegante e veramente high-tech, a cui  è possibile accedere attraverso grandi “tavoli” touch screen all’ultimo piano e postazioni informatiche accessibili a studiosi e addetti ai lavori, come in una vera e propria biblioteca del mondo fashion capace di raccogliere e catalogare tutto lo scibile di casa Armani.

L’intento autocelebrativo è evidente, e a tratti può risultare stucchevole quanto lo spesso profumo di incenso che aleggia in tutte le sale (richiamo olfattivo alle creazioni della maison, ma anche accento liturgico, come se stessimo assistendo all’ostensione di paramenti sacri, di sacre reliquie di una delle divinità dell’olimpo di ogni fashion addicted). Ma allo stesso tempo il senso di contenitore magico di una grande fetta di memoria collettiva rende Armani/Silos un viaggio godibile per chiunque abbia voglia di sognare un po’, e riempirsi gli occhi e lo spirito di bellezza. Una bellezza in 3D, che si vede, si sente, si tocca.

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One thought on “Armani/Silos

  1. wwayne ha detto:

    Rieccomi! Ma non lo aggiorni più il tuo blog?

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