Chicago Boys @ Teatro della Cooperativa

Chicago Boys di Renato Sarti non è certamente una novità nel panorama teatrale meneghino. Negli ultimi anni, dall’Elfo Puccini al Teatro Ringhiera per riapprodare a casa al Teatro della Cooperativa (dove resterà in scena fino al 6 dicembre), ha avuto ampiamente modo di far parlare di se e di sconvolgere ed esaltare il pubblico.

Recitato, in molte delle passate rappresentazioni, da Bebo Storti, adesso è interpretato dal suo stesso autore, Renato Sarti, affiancato dalla giovane Elena Novoselova.

Il protagonista è un magnate dell’alta finanza, uno squalo senza scrupoli con le mani in pasta negli affari più loschi, orgoglioso membro di quell’oligarchico 0,15% di super-ricchi che, nonostante crisi economiche e rovesciamenti di governi, continua ad arricchirsi a spese del restante 99,85% di popolazione mondiale. Un faccendiere che  ci invita nel suo bunker di massima sicurezza per assistere ad un’agghiacciante lezione di macroeconomia impregnata delle tesi dei “mitici” Chicago Boys, la scuola di giovani economisti sostenuta dal premio Nobel Milton Friedman che, a partire dagli anni ’70, postulò le teorie economiche più sfacciatamente neoliberiste destinate,  dal governo Reagan al governo Thatcher, passando per il cosiddetto “Miracolo cileno”, ad influenzare la politica e la storia mondiale degli ultimi cinquant’anni, fino all’involuzione disastrosa dei giorni nostri.

Conducendo a strattoni il gioco di cui è l’unico artefice, in un vortice sempre più nero di disgusto, affiancato dalla schiava-escort-assistente esportata dalla madre Russia Svetlana, Sarti, sguazzando in quella vasca di acqua putrida da cui è impossibilitato a uscire,  metafora del suo mondo incancrenito ma sempre vivo, ci “insegna” che le parole d’ordine sono privatizzare e liberalizzare, consumismo sfrenato e totale assenza di morale, che anche i beni primari per l’umanità come l’acqua, l’aria, la libertà possono essere oggetto di lucrosi commerci, che, dai traffici mafiosi alle peggiori catastrofi ambientali (salutate cinicamente come fruttuose opportunità di guadagno), dai golpe militari alle repressioni più sanguinose, la coscienza è e rimane un’appendice inutile, un orpello che è bene sradicare se si vogliono macinare i miliardi, se si vuole essere una “libera volpe in libero pollaio”. E le volpi sono quelli come lui, grandi burattinai che agitano i fili del capitalismo nell’ombra, gangli di un sistema che contemporaneamente li foraggia e li fagocita.

E l’effetto disturbante è doppio nel momento in cui ci si rende conto che noi spettatori, in quanto discepoli, in quanto potenziali adepti, siamo noi stessi pedine e ingranaggi del medesimo sistema.

 

Credits:

http://www.teatrodellacooperativa.it/index.php?page=chicago-boys-2

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